Hursomonte alla Seconda Crociata: il nuovo libro di Candido Lucato

Venerdì 16 luglio Bepi De Marzi, davanti a un numeroso pubblico, ha presentato con canti e suoni nella Villa Da Porto il nuovo libro di Candido Lucato: Hursomonte alla Seconda Crociata.

Hursomonte, detto Hursus, è con tutta evidenza un personaggio di fantasia che abita nel Medioevo, insieme con qualche altra decina di famiglie, nel villaggio di Monthursium (1100), donde Mont’Horso (1200), e infine Montorso, situato tra le due colline Grime e Fratta.

La sua vita tranquilla e serena, tutta dedicata alla famiglia, alla cura degli animali domestici, tra i quali Fidobau, Futagnau, Galluchì, Vaccamù, Porcucan e al lavoro nell’orto, è un giorno sconvolta da un fatto straordinario: il monaco cistercense Fra Bernardo, su incitamento di Papa Eugenio III, chiama tutti i cristiani volonterosi alla Seconda Crociata per liberare i Luoghi Santi dagli infedeli.

Hursus, buon cristiano, mosso da un forte sentimento religioso, risponde alla chiamata: parteciperà alla Seconda Crociata non già come crociato combattente, ma come aiutante, cooperatore, assistente.

Migliaia di crociati si muovono da tutta Europa, chi a cavallo (i signori), chi a piedi, i semplici soldati, attraversano la Germania, l’Austria, la Bulgaria, la Macedonia, l’Anatolia per giungere in Terra Santa. È un viaggio incredibile, trapuntato di pericoli: bisognerà varcare difficili montagne, superare fiumi popolati da tinche di due metri, traversare deserti sterminati con scorpioni a due code, difendersi dagli attacchi dei nemici con arcieri infallibili dalle frecce rotanti. È un viaggio lungo migliaia di chilometri, ci vorranno mesi, almeno una decina, per raggiungere la meta. A meno che il viaggio non si svolga per nave attraverso l’Adriatico fino in Grecia, sempre che Venezia non neghi il trasporto e metta a disposizione dell’esercito crociato raffazzonato qualche centinaia e più di vecchie sfondate galee lucrando sul prezzo.

Hursus, ingenuo ma non stupido, fa amicizia con qualche affermato “trovatore” – una specie di cantautore del nostro tempo -; si trova in seria difficoltà dopo la sconfitta dei crociati tedeschi contro Zanky Tanky, è fatto prigioniero, rischia perfino di essere decollato. Un miracoloso terremoto lo libera dalla terribile situazione e, subito dopo, gli capita la fortuna di salvare il re Luigi VII dall’assedio degli infedeli. Imbarcato su una nave e diretto ad Antiochia, è scaraventato da una violentissima tempesta, detta “la strapazzata”, nell’isola di Rodi, dove s’innamora della bellissima figlia del Duca Spinola e, zacche tacche, se la sposa.

Assisterà alla triste fine del suo amico e poeta Rudel, innamorato della regina Melisenda senza averla mai vista, parteciperà all’assedio di Damasco, sarà testimone della separazione del re di Francia dalla abbordabile regina Eleonora e finalmente ritornerà al suo villaggio.

Un racconto che, a parte qualche simpatica divagazione, ripercorre con sufficiente aderenza alla verità le tortuose vicende storiche della fallimentare Seconda Crociata. Il tutto scritto con la solita ironia dallo scrittore montorsano, che ha approfittato della segregazione imposta dal Covid-19 per regalare ai suoi concittadini non solo un altro motivo di svagata leggerezza, ma anche, per gli amanti della storia, una spolveratina di cultura intercalata da versi sorridenti.

Del resto, parodiando Calvino, “prendere la vita con un po’ di leggerezza non vuol dire con superficialità, ma come da un “drone” planare sulle cose dall’alto, e soprattutto non avere macigni sul cuore.”

La serata, con brevi interventi di Francesco Mezzaro e Marco Calderato, è stata allietata dalla chitarra e dal canto profondo di Gianni Frizzo.

Candido Lucato

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