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Laquidara alle Fonderie di Montorso, la recensione

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Il metallo è un materiale in continuo mutamento. In continua evoluzione. E in continuo movimento.

Gli oggetti di acciaio, ferro, ghisa, rame cambiano con il mutare del tempo. Arrugginiscono. Scolorano. Colorano. Sfibrano. Si torcono. Si piegano. A seconda dell’ambiente in cui si trovano. Ma soprattutto, i metalli vibrano. Attirano e rilasciano continuamente vibrazioni.

La musica è una vibrazione dell’aria. Le emozioni sono vibrazioni trasmesse dal corpo.

Iinsomma potete immaginare come i metalli della Fonderia di Montorso abbiano avuto un bel daffare sabato sera, durante il concerto del Patrizia Laquidara Trio.

Il live, che ha chiuso la rassegna Dissensi 2013, è stato una prova di coraggio. Per gli spettatori, oltre che per i metalli. Perché serve coraggio per lasciarsi andare. Per emozionarsi. Per percepire ogni piccola nota. Ogni armonico. Ogni variazione impercettibile di una voce. Quella voce.

L’accompagnamento musicale di Davide Garattoni  al basso e Giancarlo Bianchetti  alla chitarra è stato magistrale. Ricco di grazia e intensità. Semplice, ma molto complesso e strutturato allo stesso tempo. Una guida, insomma, con cui Patrizia Laquidara è riuscita a trasmettere al pubblico la propria follia. Perché sì, io credo, Patrizia è totalmente folle.

Lo si vede nei suoi occhi mentre canta. Lo si vede nei suoi gesti. Lo si percepisce.

Patrizia sente ogni singola nota delle sue canzoni. Patrizia vive la musica. E solo come folli e artisti sanno fare, trasmette direttamente la propria emozione a chi la ascolta. A chi la guarda. Cullando il pubblico sullo stesso filo funambolico di cui parlano le sue canzoni.

Forse musicisti e ascoltatori non erano circondati solamente da anime metalliche (oggetti utilizzati nella metallurgia per fare forma alle fusioni). Di anime, per chi ci crede, ce n’erano parecchie anche di vere.

Come commentare in tre parole questo concerto?

Semplice. Intenso. Vivo.

Federico Gobetti

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