In contrada Darramara una Santa Messa e il ricordo del martire partigiano Rodolfo Bendinelli

Nella serata del 20 maggio, in contrada Darramara, è stata celebrata dal parroco don Ettore Brentan una Santa Messa che ha fatto rivivere l’antica usanza di officiare, nel mese di maggio, le funzioni nei pressi dei capitelli presenti in paese.

Quello di Darramara, dedicato al Santissimo Salvatore, fu eretto il 13 ottobre 1946 dagli abitanti del posto, “riconoscenti per voto”, per ringraziare il Signore del pericolo scampato di una rappresaglia nazifascista e per ricordare il sacrificio del partigiano Rodolfo Bendinelli.

Ma chi era Bendinelli e quale fu il suo sacrificio? Ecco il ricordo dello storico montorsano Luigi Pegoraro, letto in occasione della celebrazione.

Rodolfo Bendinelli – nome di battaglia “Gringo” – era nato a Torino il 24 settembre 1917 da Francesco e Domenica Cecconato, sposati il 18 aprile 1913 nella parrocchia di Ivenf in Francia. Dal 9 agosto 1914 erano stati domiciliati a Montorso, dove si sposarono nuovamente in chiesa il 3 maggio 1915, in quanto il matrimonio celebrato in Francia era solamente civile e quindi non riconosciuto dalla chiesa. I coniugi si trasferirono poi a Torino e successivamente a Legnano (dove c’è una lapide in ricordo di Rodolfo).

Domenica Cecconato, la mamma di Rodolfo, era la sweconda figlia di 9 fratelli di Antonio Cecconato e di Maria Virginia Giordani, che abitavano in contrà Darramara. Due cugini figli dello zio Giuseppe erano morti nella Prima Guerra Mondiale: Giovanni sull’altipiano della Bainsizza il 5 agosto 1917 e Antonio nell’ospedale da campo n. 240 il 9 luglio 1918. Un altro parente, Luigi Cecconato, era morto sul Carso il 15 maggio 1917.

Rodolfo, che era stato sergente maggiore dell’Esercito Regio, dopo l’8 settembre 1943 era entrato tra i partigiani presenti nella Vallata del Chiampo, comandati da Giuseppe Marozin. Il nome di battaglia di Marozin era “Vero” ed era il comandante della brigata partigiana “Pasubio” che operava nelle vallate dell’Agno e del Chiampo.

Rodolfo con la brigata di Marozin aveva partecipato a diverse azioni belliche contro i tedeschi. Poiché era stato ucciso un soldato tedesco a Santa Margherita di Roncà, i nazifascisti avevano minacciato di mettere a ferro e fuoco la contrà Darramara, perché erano stati informati che Rodolfo frequentava la zona in quanto lì vi abitava lo zio Vittorio. Darramara allora era abitata da circa 120-130 persone.

Nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 1944, Rodolfo, per paura di una rappresaglia nella contrada di Darramara, si consegnò con le armi in pugno alle truppe nazifasciste, capitanate dalla X MAS, che avevano circondato la contrada, e venne arrestato.

Portato a Montecchio Maggiore, venne giudicato da un Tribunale Militare straordinario, immediatamente costituitosi presso il Sottosegretariato della Marina della Repubblica di Salò in Montecchio Maggiore, e condannato alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena “dopo atroci torture”, poco lontano dalle “Baracche”, alla presenza di altri ribelli.

Il suo ricordo doveva essere ancora vivo a Montorso perché la nuova Giunta Comunale, nominata il 2 maggio 1945, nella seduta del 7 maggio propose di intitolare due vie cittadine ai martiri Domenico Cocco e Rodolfo Bendinelli.

Domenico Cocco, ma il suo nome era Luigi, era operaio della Pellizzari e fu ucciso con altri tre suoi compagni il 30 marzo 1944 presso il Castello di Romeo a Montecchio Maggiore.

La decisione di intitolare le due vie verrà presa definitivamente il 26 maggio e sarebbe entrata in vigore il 1° agosto:

  • Via Borgolecco diventò così Via Rodolfo Bendinelli
  • Via Pozzetto – strada ora scomparsa che passava tra il negozio di Lucato e la casa di Bruno Cocco e scendeva dove ora c’è il campo da calcio – sarebbe diventata Via Luigi Cocco.

Rodolfo fu poi insignito della medaglia d’oro al valore partigiano, come è attestato nella lapide del capitello.

Due anni dopo, il 13 ottobre 1946 (quindi 80 anni fa), gli abitanti del posto, “riconoscenti per voto”, inaugurarono il capitello dedicato al SS. Salvatore, costruito per ringraziare il Signore del pericolo scampato e per ricordare il sacrificio di Rodolfo Bendinelli.

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